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Quesito sulla interpretazione di clausola a secondo rischio (16/12/08)


Un Medico ginecologo è titolare di una polizza di Resp. Civile professionale a primo rischio ( Aurora ex Winterthur ex Intercontinentale) per un massimale di £ 150/50/15 milioni e di altra a secondo rischio ( allegata Reale ex Piemontese) per un massimale unico di £ 300 milioni in eccedenza a quella a primo rischio.
L’assicurazione a secondo rischio prevedeva espressamente :
“Premesso che …esiste altra assicurazione con …. per £ 150.000.000 per sinistro, col limite di £ 50.000.000 per persona e £ 15.000.000, la presente assicurazione viene prestata per l’eccedenza rispetto a tali somme, e per i massimali indicati nella presente polizza, ciò anche nella eventualità di annullamento, inefficacia dell’altra assicurazione ….”
A seguito di sinistro il medico viene condannato dal Tribunale di Torino a risarcire il paziente ( minore con lesioni invalidanti).
Entrambe le Compagnie sono state chiamate in causa dal medico e si sono regolarmente costituite.
Per quanto concerne la copertura a 2° rischio ( che è quella oggetto del presente quesito) il Tribunale, accogliendo le osservazioni della Reale, ha (testualmente) deciso che :
“la polizza a secondo rischio è operante a secondo rischio per i risarcimenti di importi superiori a Lire 150.000.000 (n.d.r : massimale catastrofale della polizza a 1° rischio!!!) ma comunque nel limite del massimale di £ 300.000.000 per sinistro ( e così opera per i risarcimenti superiori a £ 150.000.000 e non superiori a £ 300.000.000). L’interpretazione della clausola ( n.d.r : fornita dalla Reale nell’atto di costituzione in giudizio) appare corretta e porta a quantificare l’obbligo indennitario della Reale Mutua entro i margini indicati e cosi in £ 150.000.000”.

La decisione desta qualche perplessità in quanto a nostro avviso l’Assicurato in questione avrebbe dovuto avere a disposizione un massimale di £ 350.000.000 ( £ 50.000.000 + 300.000.000) e NON invece un massimale derivante dalla sottrazione dal massimale di secondo rischio del massimale catastrofale (anziché di quello a persona) della polizza a primo rischio ( £ 300.000.000 - £ 150.000.000 = £ 150.000.000).
A rendere ancora più assurda la situazione, avverso la predetta sentenza è stato interposto appello, ma nell’atto di appello NON è stata impugnata la interpretazione del secondo rischio data dal giudice in sentenza.
L’avvocato, tuttavia, sostiene che nel corso del giudizio di appello sia ancora possibile farlo, nonostante la questione non sia stata sollevata nell’atto introduttivo di appello.
Anche qui ho qualche perplessità perchè ricordo, vagamente, di un principio denominato “acquiescenza”…..

Voi che cosa ne pensate?

Assinews risponde:
Concordiamo con Lei sia sull'interpretazzione da dare alla clausola di secondo rischio (corrispondente esattamente sia a quanto da sempre inteso dal mercato), sia a quella che era l'effettiva intenzione delle parti contraneti, nonché con le perplessità espresse sulla linea di difesa dell'assicurato.

 

 

 

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