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Quesito su Prezzo e valore di un portafoglio assicurativo (05/03/08)


In riferimento all'articolo apparso sul n.172, come Agenti ci si chiede come mettere in pratica la teoria e cioè:
1) come porre all'incanto quel portafoglio a cui si è dato prezzo e valore: avete idea se esista un modello di contratto di compra-vendita? c'è una agenzia di intermediazione patrocinata da Assinews?
2) concreta possibilità legale da parte dell'agente di venderlo (e le mandanti stanno a guardare..?).
3) concreta garanzia per l'acquirente di acquisire i mandati se vuole ricevere le quietanze, registrare a cassa, aprire i sinistri (nuovo mandato, riduzione provvigioni, rivalsa, collaboratori ecc.).

Tra i tanti altri tasselli che devono essere messi nel mosaico per mandare in porto felicemente la vendita, agli Agenti italiani ne manca uno che costituisce forse il fulcro di questa ipotetica fattibilità di operazione, chiamato PATERNITA' DI PORTAFOGLIO a cui purtroppo Bersani non ha pensato, che il SNA ha sempre snobbato preferendogli, (erano anche altri tempi), le note liquidazioni di quiescenza.

Per noi Italia non è certamente pane quotidiano, ma speriamo che a questo pionieristico articolo che di SODO ci ha dato una formula, ne faccia seguito un altro che indichi come tramutare il SODO in MONETA SONANTE, altrimenti abbiamo fatto solo cattedra. Se Assinews si facesse promotore del .1) credo che oggi dovrebbe dare i numerini di servizio come dal panettiere.
Assolutamente senza vis polemica, ma con due piedi ben piantati su questi marciapiedi che calpestiamo da anni.

Risponde Mario Dal Cin.
Intrigante l’idea di mettere all’asta un portafoglio agenziale, perché presupporrebbe che l’agente ne abbia titolo o, per essere più chiari, fosse il proprietario del portafoglio da porre all’incanto. Proprietà che invece è e resta delle imprese.

Credo, comunque, che non arrivino a 10 i casi di agenti italiani con proprietà o paternità del portafoglio. E comunque non mi risulta che vi siano in giro schemi di contratti di compravendita di portafogli.

Aggiungo, anzi, che i due istituti sono stati tratteggiati molti anni or sono da Assinews, che aveva riportato quanto a tale riguardo aveva scritto l’avv. Casali.

Negli anni ’70, come certamente ricorderà l’abbonato, ebbi modo di negoziare – in qualità di presidente del Gruppo Agenti Zurigo – lo scambio tra rinuncia all’esclusiva (il rappresentante generale per l’Italia dell’epoca era innamorato dei broker, forse perché erano i soli intermediari che fino ad allora aveva conosciuto!) da parte degli agenti e, appunto, il riconoscimento a loro della paternità del portafoglio. Liberi, ovviamente, i singoli agenti di accettare o meno lo scambio.

Si trattava, però, di regolamentare detto istituto. Ci riuscii grazie al contributo di Severo Galbusera, la cui collaborazione, però, faticai molto ad ottenere, perché egli non credeva affatto possibile che un Gruppo Agenti potesse realizzare un tale sogno. Riuscii però a convincerlo riferendogli che la “follia” (dal punto di vista della Mandante, naturalmente) aveva ricevuto la benedizione del responsabile Sud Europa della compagnia.

Purtroppo, però, i dirigenti italiani di questa riuscirono a convincere il loro capo che, senza nulla concedere agli agenti, si poteva ottenere la rinuncia loro al diritto di esclusiva territoriale. Nacque così un contenzioso aspro e la cosa finì male. E della “paternità del portafoglio” non se ne parlò più fino a quando l’avv. Casali non diede alle stampe il volume, veramente pregevole, “L’Agente ed il Broker di assicurazioni”.

In realtà, qualcosa il mercato assistette ad alcune esperienze di paternità del portafoglio, ma molto caratterizzate e personalizzate e, quindi, assai difficilmente generalizzabili.
Infatti, una compagnia che concordasse con la propria rete la paternità del portafoglio (contro rinuncia alle indennità di fine rapporto), sarebbe – di fatto – comandata dal Gruppo Agenti, rischiando così, dall’oggi all’indomani, di vedersi soffiare l’intero portafoglio a favore della concorrenza.

Negli anni ’70, il G.A.A. Zurigo concepiva la paternità come la soluzione ottimale per neutralizzare ogni effetto della risoluzione del mandato agenziale per recesso da parte dell’impresa e non certo perché ambisse a sostituirsi alla direzione nel colmando della compagnia. Ma non si può negare che questa possibilità esisterebbe concretamente, con la diretta conseguenza della non praticabilità concreta, a livello generale, della paternità. A tacere delle ulteriori possibilità che il plurimandato rami danni offrirebbe agli agenti con paternità del portafoglio.

Quanto a fare, come Assinews, da promotore del piazzamento di portafogli, devo dire che proprio non ci penso. I soldi (che sono quanto di più “sodo” io conosca), infatti, non sono tutto nella vita. Preferisco indicare come valorizzare le proprie capacità, stimolare gli agenti ad uscire dal complesso di inferiorità nei confronti delle imprese, a “svegliarsi”, a farsi valere. Ma sempre con lealtà ed onestà, anche verso chi non lo merita, come non poche “mandanti”. Per rispetto verso se stessi e verso i propri figli.

 

 

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